Aspettando Tiger, brillano Jason Day e Henrik Stenson

Tiger Woods
  15 dicembre 2016 Newsletter
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La stagione del grande golf internazionale è stata divertente, combattuta, con qualche inatteso colpo di scena, ma i protagonisti sono stati più o meno gli stessi, che si sono divertiti a rimescolare la carte del ranking mondiale tra di loro. Potrebbe essere lo stesso anche nel 2017? Proprio all’ultimo respiro la stagione ha regalato due temi interessanti da sviluppare: il ritorno alle gare di Tiger Woods (nella foto) e l’ascesa prepotente del giapponese Hideki Matsuyama.

 

TIGER, BUONE SENSAZIONI Woods, rientrato dopo uno stop di 16 mesi per tre interventi chirurgici alla schiena, ha suscitato entusiasmo. Una reazione istintiva, perché l’ex numero uno mondiale è mancato parecchio sul campo e nel cuore degli appassionati, però suffragata anche da quanto ha fatto vedere nel World Challenge (vinto proprio da Matsuyama). Infatti, a differenza dei precedenti ritorni, questa volta ha lasciato impressioni diverse, molto positive, in particolare per aver finalmente adeguato il gioco ai movimenti che deve fare senza ulteriormente danneggiare il fisico. Pur terminando 15° su 18 concorrenti in gara, ha offerto brani di vecchio Woods, specie sulle prime nove buche, vale a dire quando all’inizio del giro lo ha sorretto la freschezza atletica. Però con Tiger ogni esagerazione è lecita: così dopo cinque straordinarie giocate all’inizio del terzo turno sui social lo hanno addirittura pronosticato come campione Masters 2017!

 

IL NUOVO RE– A marzo è arrivato un nuovo re, l’australiano Jason Day, che ha dato spettacolo e punti a tutti nella fase centrale della stagione, poi sul più bello si è fermato per un infortunio alla schiena e ora, perdurando lo stop, rischia di abdicare. Lo braccano Rory McIlroy, Dustin Johnson ed Henrik Stenson, ossia gli altri tre giocatori che hanno particolarmente inciso nella storia del 2016, i primi due con qualche pausa, mentre Stenson ha evidenziato una regolarità impressionante. Ha vinto l’Open Championship, primo svedese a fregiarsi di un major, e il BMW Championship, ma i numeri spiegano meglio la sua marcia: in 15 tornei validi per l’European Tour, oltre ai due titoli, ha riscosso otto top ten con due secondi posti, che sono stati il viatico per tagliare per primo il traguardo della Race to Dubai con largo margine sugli inseguitori e divenire il numero uno europeo. Negli ultimi cinque anni la leadership (che ha ottenuto anche nel 2013) se l’è divisa con Rory McIlroy e il bilancio è di 3-2 per il nordirlandese (2012-14-15).

Questa volta McIlroy è sembrato disinteressarsi della cosa. Infatti ha disertato le due ricchissime gare che hanno anticipato la finale di Dubai, forse confidando che con un successo nell’Emirato avrebbe ancora potuto farcela o, più verosimilmente, perché appagato dalla scorpacciata di dollari, ben 11.530.000, guadagnati tutti insieme per essersi imposto nel Tour Championship: 1.530.000 per il titolo e 10 milioni per il primato nella classifica della FedEx Cup agguantato in extremis. Fatto è che dopo quell’evento, una settimana prima della Ryder Cup che naturalmente ha giocato dando spettacolo insieme a Patrick Reed, lo si è visto poco in giro. E’ rimasto per tutto l’anno tra secondo e quarto posto nel ranking, ma francamente era quasi impossibile avere ragione di Jason Day.

Day, 29enne di Beaudesert, con due successi di fila (Arnold Palmer Invitational e WGC Dell Match Play) il 27 marzo ha scalzato Jordan Spieth dal trono mondiale e vincendo poi anche il The Players Championship e rimanendo stabilmente in alta graduatoria ha preso un gran vantaggio che gli ha permesso di essere ancora lassù, dopo 42 settimane. Per qualche mese si è visto il miglior Dustin Johnson, che ha tolto lo zero dalla casella dei major nell’US Open. Dopo averne persi una quantità industriale, tra cedimenti dell’ultimo momento e penalità assurde, ha finalmente trovato le quattro giornate giuste. Poco dopo ha cancellato lo zero anche dalla casella WGC (Bridgestone Invitational), ma pur essendo stato spesso protagonista non è riuscito a divenire numero 1.

 

SPIETH IN CERCA DI RILANCIO Deludente Jordan Spieth, che ha ceduto la leadership mondiale, ma soprattutto non si è mai rivista la macchina da golf del 2015. Ha perso in modo incredibile un Masters che a nove buche dalla fine con cinque colpi di vantaggio sembrava più che vinto e non è stato mai presente quando le gare contavano. Due vittorie, comunque, le ha ottenute, la prima a inizio anno (Tournament of Champions) e la seconda in una gara di seconda fascia (Dean & De Luca Invitational).

Degli altri ha emesso un acuto Adam Scott (WCG Cadillac Championship), si è visto poco Rickie Fowler, che forse gode di una quotazione fin troppo superiore ai suoi effettivi meriti, è andato a strappi Patrick Reed (ma che Ryder Cup!) ed è rimasto allineato e coperto Bubba Watson.

Justin Rose ha fatto poco, ma è passato alla storia per aver vinto l’oro alle Olimpiadi, dove il golf è tornato dopo 112 anni. E anche in quella occasione si è distinto Stenson, secondo dopo un duello dal gioco stellare.

 

LE NOVITA’ Qualcosa di nuovo, comunque, è emerso e il riferimento va a tre giocatori che avevano comunque una buona quotazione. L’inglese Danny Willett ha beneficiato del generoso regalo di Spieth e ha vestito la giacca verde al Masters, arrivando ad Augusta con le credenziali di un successo nel Dubai Desert Classic. Poi però a quel livello non si è più espresso, salvo a far venire i brividi a Francesco Molinari quando gli ha tenuto testa fino all’ultima buca al GC Milano terminando sulla scia del torinese nel 73° Open d’Italia.

A fine stagione si è preso la scena Hideki Matsuyama con quattro successi nelle ultime cinque gare disputate (cinque i titoli totali nell’anno), compreso un WGC (HSBC Champions) e il ricordato World Challenge. Da tempo si attendeva un’esplosione del 24enne giapponese accreditato di mezzi tecnici e agonistici notevoli e forse è arrivato il momento tanto atteso.

Infine l’European Tour ha lanciato Alex Noren. Con quattro vittorie di peso è entrato a vele spiegate tra i top ten del world ranking. Qualche infortunio ne ha condizionato la carriera e non si può certo definire una scoperta, perché naviga da anni nel circuito, però vederlo al nono posto davanti a gente come Watson e Fowler fa una certa impressione. Specie se poi, guadagnando pochi decimi di punto, può salire ancora.

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