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Masters: Adam Scott supera Angel Cabrera nel playoff

  15 Aprile 2013 News
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Adam Scott (nella foto) ha vinto con 279 colpi (69 72 69 69, -9) il 77° Masters Tournament, disputato sul percorso dell’Augusta National, ad Augusta in Georgia. Scott, primo australiano a imporsi in questo major, ha concluso le 72 buche alla pari con l’argentino Angel Cabrera (71 69 69 70) e poi lo ha superato con un birdie alla seconda di spareggio. 

Gli aussie hanno dominato conquistando anche il terzo posto con Jason Day (210, -7) e il quarto con Marc Leishman (283, -5), che lo ha condiviso con Tiger Woods, numero uno mondiale. Ha ceduto Brandt Snedeker, leader con Cabrera dopo tre turni, e sesto al traguardo (284, -4) insieme al sempre più brillante danese Thorbjorn Olesen. Tra i top ten Matt Kuchar, lo spagnolo Sergio Garcia e l’inglese Lee Westwood, ottavi con 285 (-3), e torneranno comunque a disputare il torneo nel prossimo anno (privilegio per i primi 12 classificati) anche John Huh e il sudafricano Tim Clark, 11.i con 286 (-2).

In tal senso non avrà problemi nemmeno il 54enne Fred Couples, esentato praticamente a vita essendo stato Masters Champions (1992), brillante protagonista per metà gara prima che età e acciacchi appesantissero il suo rendimento: ha ottenuto la 13ª piazza con 287 (-1) insieme a Dustin Johnson e al sudafricano Ernie Els, che hanno usato la graduatoria come un ascensore. Lunga la lista dei delusi, come è inevitabile nei major dove quasi tutti i partecipanti hanno le carte in regola per vincere. Poteva forse sperare poco Steve Stricker, 20° con 289 (+1), che ha ridotto di parecchio l’attività, ma erano altre le attese del nordirlandese Rory McIlroy, numero due del world ranking, del sudafricano Charl Schwartzel, vincitore nel 2011, e degli inglesi Luke Donald e Justin Rose, 25.i con 290 (+2). Con loro Jim Furyk, che ha tenuto come Couples solo per due giri, e Bernhard Langer che si è goduto tre buche di gloria, con una partenza fulminate, tre birdie e un salto a sfiorare la vetta, prima di arrendersi ai suoi 56 anni (76, +4). A 50 e con tanti problemi fisici, il fijano Vijay Singh, 38° con 292 (+4), ha fatto corsa regolare a metà classifica dove è finito invischiato anche il 24enne Rickie Fowler, stesso score, che ha concluso con un 78 (+6). E’ sempre difficile indossare per due volte consecutive la giacca verde e Bubba Watson, campione uscente, lo ha sperimentato sulla sua pelle chiamandosi fuori sin dal primo giro per poi arrancare in retrovia (50° con 295, +7) dove ha stazionato anche Phil Mickelson, estremamente deludente (57° con 297, +9). Al 58° posto con 300 (+12) il cinese Tianlang Guan, 14 anni e sei mesi, che ha tolto a Matteo Manassero il primato stabilito nel 2010 di più giovane partecipante e di più giovane giocatore ad aver superato il taglio. Guan ha calamitato l’attenzione di pubblico e media, ma anche degli arbitri che gli hanno affibbiato un colpo di penalità per gioco lento, e anche questo è un piccolo record perché nessuno ricorda qualcosa di simile al Masters. Non hanno superato il taglio i due azzurri Matteo Manassero, 62° con 149 (75 74, +5) e fuori per un colpo, e Francesco Molinari, 84° con 155 (74 81, +11). Il risultato ovviamente lascia un po’ di amarezza, ma nel golf le disavventure e le sorprese sono sempre dietro l’angolo. L’importante è che se ne faccia tesoro. Stessa sorte dei due italiani anche per Webb Simpson e per il nordirlandese Graeme McDowell (149 colpi come per Manassero), per il sudafricano Louis Oosthuizen, 71° con 150 (+6), per l’inglese Ian Pouler, 72° con 151 (+7), per l’irlandese Padraig Harrington, 81° con 153 (+9), e per Hunter Mahan, 88° con 158 (+14) Tanti i colpi di scena nella giornata finale a iniziare dalla partenza al rallentatore di Tiger Woods, dal quale si attendeva una reazione vibrante. Invece la penalità di due colpi subita per un droppaggio errato nel secondo giro e le conseguenti polemiche, anche roventi, tra colpevolisti, che volevano la sua squalifica, e innocentisti, tesi a difendere l’operato dei giudici che l’avevano lasciato in corsa grazie alla regola 33-7 (niente squalifica se un concorrente è inconsapevole dell’infrazione commessa), lo hanno scosso e parecchio. Ha accusato battute a vuoto, soprattutto con il putter (quanto mai efficace per due turni) nel terzo giro che sono poi proseguite nel quarto. Dopo sette buche era sopra par di due colpi, poi è arrivata il tentativo di riscossa, ma tardivo. Quattro birdie hanno fatto 70 (-2) e un quarto posto che la dice lunga, perché se sono andate deluse le sue speranze di conquistare il quinto Masters e il 15° titolo major in carriera, resta il fatto che anche a mezzo servizio è stato sempre a un passo dal vertice. E’ partito invece bene Cabrera, 44enne di Cordoba, molto genio e ancor più sregolatezza con due major nel palmares (US Open 2007, Masters 2009), tanto che a metà giro si è trovato con tre colpi di vantaggio, mentre Scott procedeva in par (un bogey e un birdie) e Snedeker aveva il fiato corto nell’inseguire il par (due birdie e due bogey), così come Leishman (un bogey e un birdie). Alla 10 il colpo di scena con Snedeker e Cabrera che segnavano entrambi un bogey. Per il primo era il ko dal quale non si riprendeva più, mentre l’argentino rimaneva un po’ stordito e accusava più avanti un altro bogey che spianava la strada a Jason Day, il terzo australiano teso a demolire un tabù che aveva contagiato anche un grande come Greg Norman (tre volte secondo). Day, quarto alla partenza a due colpi dalla vetta, infilava tre birdie consecutivi e conquistava due colpi di margine a tre buche dal termine. Al 26enne di Beaudesert, però, cedevano di schianto i nervi, come era avvenuto al termine del terzo turno, quando con due bogey aveva lasciato da soli Cabrera e Snedeker. Ne segnava altrettanti e al termine della buca 17 era out.  Rinveniva forte Scott, che si portava a “meno 8” alla 15, ma nel frattempo Cabrera ritrovava brillantezza e alla 16 lo agganciava. Scott giungeva per primo sulla buca 18 dove radiocomandava un putt da circa sei metri per il “meno 9” e dava sfogo alla sua immensa gioia, urlando, saltando e abbracciando il suo caddie Steve Williams, ex di Tiger Woods, probabilmente nella convinzione che il birdie sarebbe stato decisivo. L’argentino, che aveva seguito tutta la scena dal fairway, dove aveva piazzato la palla con un drive perfetto, non si scomponeva. Preparava con calma il secondo colpo e metteva la palla a un metro all’asta recuperando primato e playoff, cosa che sembrava quasi impossibile poco prima. Finale con gran gioco e degno di un Masters, così come lo spareggio. Alla buca 18 entrambi rimanevano corti al green, ma Cabrera con l’approccio sfiorava di pochi centimetri la buca. Scott era meno preciso, però era par anche per lui. Alla 10 l’epilogo: drive e secondo colpo perfetti e putt per entrambi di poco meno di tre metri. Ero evidentemente scritto che dovesse essere la prima volta di un australiano: ancora una volta la palla di Cabrera si fermava a cinque centimetri, o forse meno, dalla buca, mentre Scott andava a segno e questa volta poteva dare veramente il via ai festeggiamenti. Come da tradizione era il vincitore dell’anno precedente, Bubba Watson, a fargli indossare la giacca verde. Per lui anche un assegno di 1.440.000 dollari su un montepremi di otto milioni di dollari: ma saranno poca cosa rispetto alla portata del successo in se stesso e a quando gli renderà in termini di popolarità e di sponsor. Scott, nativo di Adelaide, compirà 33 anni a luglio. Lo scorso anno aveva in mano il suo primo major a quattro buche dalla fine, ma buttò via l’Open Championship con quattro bogey regalandolo a Ernie Els. La disavventura avrebbe potuto distruggerlo ma, forse anche aiutato dalla vicinanza di Steve Williams, ha saputo riprendersi e utilizzare nel modo migliore quell’esperienza negativa. Oltre al Masters, ha al suo attivo un titolo WGC (Bridgestone Invitational, 2011), sette successi nel PGA Tour e altrettanti nell’European Tour, dove ha iniziato la carriera. L’australiano è apparso ovviamente molto emozionato in sala stampa: “E’ incredibile quanto mi è accaduto. Non ho ancora realizzato, ma sono orgoglioso di me stesso: ringrazio tutti quanti mi hanno aiutato in questa avventura e la lista è veramente lunga. Dopo le prime nove buche la situazione era abbastanza fluida, poi tutto è andato a mio modo. Io un eroe nazionale? Non penso, vedremo però come mi accoglieranno al rientro. Noi apparteniamo a un paese orgoglioso anche sotto l’aspetto sportivo e ci piace pensare di essere sempre i migliori, come credo accada in qualsiasi nazione con la nostra stessa filosofia. Il golf è molto seguito, abbiamo avuto e abbiamo tanti grandissimi giocatori però a nessuno era mai riuscito di vincere il Masters. E’ sorprendente che il destino abbia scelto proprio me per questa impresa”.   I risultati