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US Open: Webb Simpson vittoria a sorpresa 29° F. Molinari, 46° Manassero

  18 Giugno 2012 News
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Webb Simpson (nella foto) ha vinto a sorpresa con 281 colpi (72 73 68 68, +1) il 112° US Open disputato sul difficilissimo percorso del Lake Course (par 70), dove nessun giocatore è sceso sotto par, all’Olympic Club di San Francisco in California. Il 27enne di Raleigh, nel North Carolina, con un ottimo giro finale in 68 (-2) ha superato di un colpo Michael Thompson e il nordirlandese Graeme McDowell (282, +2).

 

Al terzo posto con 283 (+3) Jim Furyk, leader con McDowell dopo tre giri, John Peterson, Jason Dufner, David Toms e l’irlandese Padraig Harrington. E’ terminato al 29° posto Francesco Molinari (289 – 71 76 72 70, +9) e ha segnato tre colpi in più Matteo Manassero, 46° con 292 (76 69 73 74, +12). Simpson ha condotto il suo attacco a metà turno con quattro birdie in cinque buche, dalla 6ª alla 10ª, dopo aver iniziato con due bogey, poi se ne è andato in par fino al traguardo mentre i favoriti si defilavano. Il primo a uscire di scena è stato Tiger Woods con una partenza da brividi: ha perso sei colpi nelle prime sei buche e ha concluso al 21° posto con 287 (+7) con un parziale di 73 (+3) e tre birdie di consolazione. Il sudafricano Ernie Els è stato in ballo fino a tre buche dalla fine, poi due bogey hanno fatto nona posizione con 284 (+4). Lee Westwood ha visto svanire la possibilità di acquisire il primo major alla buca 5, quando la pallina è volata dal tee fino alla cima di un albero, dove è rimasta incastrata tra rami e foglie: doppio bogey, concentrazione persa e decima piazza con 285 (+5) insieme al sudafricano Retief Goosen, all’australiano John Senden, a Casey Wittenberg e a Kevin Chappell. Lo svedese Fredrik Jacobson, terzo dopo 54 buche, si è spento rapidamente e con il 75 (+5) è scivolato al 15° posto, fin troppo penalizzato rispetto alla prestazione, in compagnia di Steve Stricker, dell’australiano Adam Scott e del tedesco Martin Kaymer, mai protagonisti e dal rendimento piuttosto alterno. Torneo da dimenticare per Hunter Mahan, per il sudafricano Charl Schwartzel e per lo spagnolo Sergio Garcia, 38.i con 290 (+10), e per Phil Mickleson, 65° con 296 (+16), che ha chiuso con un 78 (+8). Primo tra i dilettanti Jordan Spieth, stesso score di Woods. Brutta figura per l’inglese Luke Donald, numero uno mondiale (108° con 151, +11), e per il nordirlandese Rory McIlroy, numero due (95° con 150, +10), entrambi usciti al taglio caduto a 148 (+8) e che ha lasciato in gara 72 concorrenti. Sono andati fuori anche Dustin Johnson, Bubba Watson, il giapponese Ryo Ishikawa e il sudafricano Louis Oosthuizen, 73.i con 149 (+9), il fijano Vijay Singh,123° con 153 (+13), e il 14enne cinese Andy Zhang, 144° con 156 (+16), il più giovane concorrente della storia dell’US Open. Simpson ha finalmente cambiato la sua immagine, che rischiava di divenire quella di un eccellente perdente. Infatti lo scorso anno, dopo aver colto i primi due titoli in carriera, aveva buttato al vento i 10 milioni di dollari della FedEx Cup con una sciatta ultima prova, e nel torneo finale del PGA Tour era stato sorpassato in vetta all’ordine di merito da Luke Donald. Esemplari i due giri conclusivi, entrambi in 68 (-2), ma soprattutto è riuscito a domare la pressione, che era stata la causa dei suoi infortuni precedenti. Furyk ha alimentato le speranza di vincere il suo secondo US Open per dodici buche, poi è franato (quattro bogey senza birdie per il 74, +4). McDowell, che si era imposto nel 2010, ha dato subito l’impressione di non sentirsi a suo agio e non tanto per i quattro bogey in nove buche, quanto per il suo modo di giocare poco fluido che caratterizza i suoi momenti più difficili. Ha provato a dare una sterzata al suo score con due birdie di fila, ma ha vanificato tutto con due bogey subito dopo (13ª e 14ª) e il birdie alla 17ª per il 73 (+3) ha forse acuito i rimpianti per una grande occasione buttata alle ortiche. Michael Thompson, inatteso leader dopo un giro, sembrava destinato all’oblio al termine del secondo turno (75), invece una volta toltosi di dosso il peso del primato ha ritrovato tranquillità fino a regalare il miglior punteggio di giornata (67, -3 con quattro birdie e un bogey) per un meritato secondo posto. Francesco Molinari ha pagato caro il 76 (+6) del secondo giro, mentre negli altri tre turni ha marciato allo stesso ritmo dei primi. E’ partito male, come accaduto in tutte e quattro le giornate, ma ha rimediato al doppio bogey con quattro birdie tra la 3ª e la 11ª buca, poi ha lasciato due colpi nelle ultime tre per il 70 (par). Manassero si è espresso al meglio nel secondo giro (69, -1), mentre gli altri li ha disputati quasi in fotocopia perdendo globalmente 14 colpi sulle prime otto buche. Ne ha lasciati cinque sulle prime sei nell’ultimo turno, con cinque bogey ai quali ha aggiunto tre birdie e un doppio bogey per il 74 (+4). Simpson, che essendo arrivato con anticipo in club house è stato sottoposto a una snervante attesa prima di sapere se avrebbe potuto alzare il trofeo, ha detto: “Era il mio secondo US Open, così stamane nel riscaldamento mi son detto che non dovevo eccitarmi troppo, bensì rimanere calmo e non pensare a vincere, ma solo a segnare dei par. E’ quello che sono riuscito poi  a fare in campo, però per fortuna sono arrivati anche dei birdie. Sono andato avanti buca per buca, senza fare calcoli ma cercando di stare concentrato al massimo sul gioco: questo è un percorso difficilissimo dove se ti distrai un attimo puoi ritrovarti anche a segnare quattro bogey di fila. Devo molto questa settimana alla presenza di mia moglie, che mi ha aiutato a smorzare le tensioni: per la prima volta abbiamo lasciato il nostro bambino di 16 mesi. Non è stato facile per entrambi, ma probabilmente questa pausa era necessaria”. Simpson ha ricevuto un assegno di 1.440.000 dollari sugli otto milioni in palio, ma per un americano vincere l’US Open è qualcosa che non ha prezzo.

 

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