Alcuni organi d’informazione hanno dato notizia di un rischio neurologico più alto per chi vive vicino ai campi da golf .
Lo studio fatto da un team americano non tiene conto che in Italia sono in vigore regole ferree che disciplinano l’attività di tutti i Circoli.
In riferimento all’articolo apparso il 12 maggio 2025 su Repubblica.it, e ripreso da altre testate, il Presidente della Federazione Italiana Golf tiene a precisare quanto segue:
In merito all’indagine condotta da alcuni ricercatori del Barrow Neurological Institute di Phoenix (Arizona), appare evidente che si tratti di una mera analisi statistica, basata su un’elaborazione di dati la cui modalità di raccolta solleva non poche perplessità. Lo studio, infatti, non tiene conto di vari fattori fondamentali, come ad esempio il fatto che nei resort golfistici statunitensi risiedono frequentemente persone in pensione, naturalmente più esposte a rischi sanitari rispetto a soggetti più giovani. Non vengono inoltre considerate né le precedenti attività lavorative di questi individui né il loro stile di vita.
Le perplessità aumentano ulteriormente se si prende in esame la biologia del tappeto erboso. Le graminacee utilizzate nei campi da golf, grazie all’elevata densità dei culmi, alla vigorosa attività radicale e alla vivace microfauna presente nel suolo, svolgono una significativa funzione filtrante. Il tappeto erboso rappresenta infatti un mezzo efficace per l’assorbimento e/o la degradazione delle sostanze chimiche eventualmente impiegate. È quindi altamente improbabile che tali sostanze raggiungano la falda acquifera e contaminino i pozzi, ammesso che l’acquedotto al servizio delle abitazioni limitrofe ai campi da golf sia effettivamente alimentato da quelle stesse falde.
Al contrario, numerosi studi scientifici condotti da autorevoli istituti medici internazionali evidenziano i significativi benefici del golf sulla salute fisica e mentale, con effetti positivi anche sull’aspettativa di vita. A titolo esemplificativo, si segnalano i seguenti studi recenti:
- https://www.golfandhealth.org/news/3rd-international-congress-on-golf-and-health-returns-to-scotland-focus-on-the-health-benefits-of-golf-and-promoting-mental-health-wellness-in-golf-in-2025/
- https://bmjopensem.bmj.com/content/9/1/e001474
A ulteriore rassicurazione dei lettori, è opportuno ricordare quanto segue:
- nessuno dei prodotti indicati nell’articolo come maggiormente a rischio è autorizzato in Italia per questo tipo di impiego da oltre 11 anni;
- né il paraquat né il rotenone, tra i prodotti più pericolosi citati nell’articolo, sono mai stati autorizzati per l’uso su tappeti erbosi in Italia;
- in Italia – e più in generale in Europa – è in vigore dal 2014 una direttiva comunitaria (PAN) che impone forti limitazioni all’uso di prodotti fitosanitari nelle aree frequentate dalla popolazione, come parchi pubblici, campi sportivi e campi da golf;
- la succitata normativa promuove inoltre l’adozione di tecniche alternative di prevenzione, come pratiche agronomiche mirate, l’utilizzo di specie erbose più resistenti e l’impiego di biostimolanti e bioprotettori;
- da oltre 10 anni in Italia non sono più disponibili erbicidi per l’impiego su tappeti erbosi. Un principio attivo a bassa tossicità è stato autorizzato solo due anni fa, come lo sono anche i due soli fungicidi e l’unico insetticida attualmente disponibili, quest’ultimo approvato dall’Unione Europea per il contrasto a un insetto esotico nocivo (Popillia japonica). Si tratta in ogni caso di prodotti a bassissima tossicità, con etichette che riportano minime frasi di rischio;
- l’impiego di prodotti a bassa tossicità è limitato esclusivamente alle aree di massima qualità – in particolare green e tee – che, in un campo da golf standard a 18 buche, occupano una superficie complessiva di circa 2-3 ettari, pari a circa il 5% dei 60 ettari totali.
A conferma di quanto affermato, numerosi percorsi di golf italiani, situati in aree ambientalmente sensibili, sono stati sottoposti a monitoraggi da parte degli enti preposti, con analisi chimico-fisiche su campioni di suolo e acqua. In nessun caso sono state rilevate tracce di contaminazione.
Il rapporto tra golf e ambiente rappresenta da anni un punto centrale dell’impegno della Federazione Italiana Golf. Già nel 1989, la FIG è stata la prima Federazione europea a istituire una propria Sezione Tappeti Erbosi. In seguito, anche altre Federazioni, come quelle di Francia, Svezia e Spagna, hanno adottato iniziative analoghe.
In assenza di scuole specializzate nel settore, la Federazione Italiana Golf ha formato tecnici qualificati per la costruzione e manutenzione dei tappeti erbosi dei campi da golf italiani. Ad oggi, oltre 3.000 tecnici, provenienti non solo dall’Italia, ma anche da Paesi come Spagna, Svizzera, Malta, Algeria, Marocco, Romania e Albania, hanno frequentato i corsi promossi dalla Federazione.
Nel corso del tempo, gli Agronomi della Sezione Tappeti Erbosi della Federazione hanno ampliato le proprie competenze, sviluppando – oltre al Settore Didattico – anche un Settore Tecnico, un Settore di Ricerca e un Settore Ambientale e, dal 1994, si occupano attivamente di biodiversità, uso sostenibile del territorio e delle risorse naturali. Promuovono inoltre la sensibilizzazione ambientale attraverso programmi di certificazione, come “Impegnati nel Verde” e assistono i Circoli nel percorso per l’ottenimento della Certificazione Internazionale della Golf Environment Organization.







