A Dhahran, in Saudi Arabia, si conclude l’Asian Development Tour, il secondo circuito asiatico, con l’ultima delle 14 gare in programma, l’Aramco Invitational Tournament. Sul percorso del Rolling Hills Golf Club, dove si gioca dal 26 al 29 novembre il torneo più ricco della stagione con un montepremi di 250.000 dollari, al termine verranno assegnate ai migliori dieci ‘carte’ per l’Asian Tour 2026, mentre i classificati dal 11° al 37° posto riceveranno quella per il prossimo Asian Development Tour.
In gara quattro giocatori italiani, Michele Ortolani, Gabriele De Barba, Andrea Saracino ed Edoardo Raffaele Lipparelli. Sono sicuri di rimanere sul circuito il primo, 16° nel ranking, tre top ten nell’anno, e De Barba (19°), 29enne giapponese con presenze sul Japan Golf Tour, che gioca con passaporto italiano e che, peraltro, è andato a segno a maggio nell’Ambassador ADT a Taiwan. Hanno però possibilità di salire ancora con una grande prestazione, mentre gli altri due italiani devono appellarsi a un successo.
Nel field tutti i migliori compresi nove tra i primi dieci dell’ordine di merito, dei quali almeno sette sono già promossi: il thailandese Tawit Polthai (n. 1), gli inglesi Matt Killen (n. 2) e Sam Broadhurst (n. 7), i filippini Carl Jano Corpus (n. 3) e Aidric Chan (n, 5) l’indiano Karandeep Kochhar (n. 4), suo il precedente Red Sea Open in Egitto, e l’austriaco Niklas Regner (n. 6). Rischiano i thailandesi Nopparat Panichphol (n. 8) e Waris Manthorn (n. 10), ma molto di più il filippino Juvic Pagunsan (n. 9) assente. Possono sperare di entrare in top ten il thailandese Poom Pattaropong, l’inglese Finlay Mason, il taiwanese Ching-hung Su e il coreano Minhyeok Yang, oltre, come detto, a Ortolani e De Barba.
Nella foto: Andrea Saracino







