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Alberto Binaghi racconta il successo di Manassero

  28 Maggio 2013 News
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L’impresa di Matteo Manassero nel BMW PGA Championship non solo ha sancito la scalata di colui che gli inglesi considerano il loro giocatore preferito chiamandolo “wonderkid”, ma anche di un binomio perfetto nei prati del golf. E cioè quello con Alberto Binaghi, il coach lombardo al quale il fenomenale allievo ha regalato la gioia di poter vivere in diretta il primo, ma il più importante, dei quattro successi nell’European Tour. “Nelle altre tre occasioni – racconta al rientro in Italia – ero dovuto partire la domenica (Binaghi è, infatti, il coach delle nazionali azzurre e non era al suo fianco al Castellò Masters, in Malesia e a Singapore), questa è la prima vittoria ottenuta assieme nel tour e ho avuto la fortuna di viverla con lui intensamente. E’ stata forse la più sofferta per le 76 buche e certamente quella più grande fino ad oggi. Probabilmente per tutti questi ingredienti non avevo mai provato un’emozione simile” “Il torneo – ammette – è uno dei più importanti che un giocatore possa vincere. Si tratta di uno step in avanti prima dei major ottenuto a 20 anni, su un campo difficile, dopo ben quattro buche di spareggio e contro due giocatori esperti, dei quali Simon Khan aveva già vinto lo stesso evento nel 2010. Non è facile arrivare a tali livelli, ma proprio nel finale Matteo ha confermato di aver raggiunto una capacità di gioco e di tenuta di testa formidabili che gli saranno importanti nel prossimo ciclo di ferro”. Eppure all’arrivo in Inghilterra i segnali – confessa – non erano stati proprio incoraggianti, Binaghi racconta infatti di una “vigilia particolare”, di un Manassero che nei primi giorni a Wentworth prevedeva di arrivare a metà classifica. “Da lunedì a mercoledì abbiamo lavorato intensamente, Matteo però non riusciva a sentire quello che invece io vedevo. Ho quindi dedicato parecchie ore per fargli capire, e ne ho parlato anche col padre, cercando di spiegargli le mie convinzioni. A quel punto il quadro è completamente cambiato, si è trasformato, ha mostrato una gran voglia di lottare per la classifica e pronto come non mai per la finale. Il suo occhio era pungente, l’ho visto cinico come serve per imporsi in una gara tanto importante”. In pratica si è rivissuta una situazione simile a quella del primo trionfo in terra inglese, il British Amateur che gli spalancò la porta per la sorprendente prestazione nell’Open Championship di Turnberry dove terminò la sua prima gara coi bigs (13°) con i complimenti di Tom Watson ottenendo uno dei suoi tanti record da numero 1, quello di più giovane vincitore della Silver Medal, riservata al miglior dilettante In quei giorni comparve infatti sui giornali un articolo che raccontava di una scommessa vinta dal coach contro il tentennante allievo. “Matteo aveva già vinto gare di livello anche in campo internazionale ed ero convinto che fosse pronto per conquistare anche quella. Vinsi la mia scommessa e lui si dovette tagliare i capelli”