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70° Open d’Italia Lindt Intervista con Giulia Sergas

  22 Settembre 2013 News
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Giulia Sergas è stata protagonista nella terza giornata del 70° Open d’Italia Lindt di uno degli Special Events in una insolita sfida con Francesco Molinari, una gara di approcci tra due protagonisti della Solheim Cup e dalla Ryder Cup. – Giulia Sergas seconda italiana a disputare la Solheim Cup, ma la prima a vincerla. Cosa ti ha lasciato questa vittoria? “Un’esperienza unica e irripetibile: se non la si prova non la si può capire veramente. Un insieme di emozioni quasi da non dormire la notte. Mi ha impressionato lo spirito di squadra che si era creato fra di noi. L’unione d’intenti e la coesione hanno fatto la differenza, al pari di quanto avvenuto per la selezione maschile nella Ryder Cup. Vincere sul suolo americano con il distacco storico di 18-10 è stato magico. Siamo riuscite a comprendere che avevamo l’opportunità di scrivere la storia del golf femminile con uno score da record e ciò ci ha fornito ulteriori motivazioni”. – Quali difficoltà presenta giocare una competizione del genere? “Riuscire a mettere la palla sul tee alla 1 non è facile perché il contesto è molto differente dagli altri tornei. Lo avverti appena arrivi al campo, appena il pulmino inizia a entrare nei cancelli. E poi, le tribune gremite con la tifoseria europea separata da quella americana, i cori da stadio: tutte componenti che non ritrovi in nessun altra competizione golfistica”. – Come giudichi la tua annata? “Ho avuto un ottimo inizio, poi, forse l’attesa per la convocazione nella Solheim Cup mi ha condizionato a livello psicologico. La capitana mi ha comunicato che avrei partecipato dopo il British Open ed è stato il coronamento di un sogno. Ora mi mancano ancora da disputare cinque gare importanti che sono a numero chiuso. Sarò in Asia per sei settimane ed è l’ultimo tour de force da affrontare”. – Dal lato tecnico dove pensi di dover lavorare maggiormente? “Il modo di allenarsi sta cambiando. Io sto facendo un lavoro di pulizia per portare il mio golf a essere il più spontaneo possibile e adattarlo al mio carattere e alla mia personalità. E’ fondamentale la predisposizione all’apprendimento, la voglia di imparare e di evolverti insieme al gioco. Ricerco l’adrenalina dei momenti forti e ora soffro molto meno lo stress. Sono diventata molto più zen nella mia pazzia e il mio sogno sarebbe vivere sei mesi in Italia e sei mesi in America, naturalmente dopo aver concluso la mia carriera”.