fbpx

14° Open d’Italia Disabili (25-26 ottobre) al G.C. Miglianico

  05 Giugno 2014 News
Condividi su:

E’ stato scelto il Golf Club Miglianico ed il suo percorso progettato dal famoso architetto americano Ronald Kirby, come cornice per ospitare il 14° Open d’Italia Disabili che si terrà sabato 25 e domenica 26 ottobre 2014 sulla distanza di 36 buche, con la partecipazione di atleti paralimpici provenienti dal tutto il mondo. La Federazione Italiana Golf è stata riconosciuta dal Comitato Italiano Paralimpico e dalla European Disable Golf Association quale disciplina sportiva paralimpica alcuni mesi fa e, con la collaborazione di quest’ultima, ha preso vita immediatamente il progetto di un Open che desse la possibilità ai nostri giocatori disabili di poter partecipare ad una manifestazione della rilevanza di un Open nel loro paese di origine. Il Golf Club Miglianico di recente ristrutturato con accessi e facilitazioni che permettono l’utilizzo dei campi e delle strutture anche a giocatori portatori di handicap, con il supporto della regione Abruzzo, da sempre sensibile alle tematiche di disabilità e solidarietà, si è reso disponibile con entusiasmo ad ospitare la manifestazione. Il risultato è un’Open che promette di essere oltre che competitivo e coinvolgente con un percorso che  si snoda tra boschi, vigneti e bunker artificiali, anche uno stimolo per tutti coloro che desiderano avvicinarsi ad uno sport che richiede tecnica e impegno ma che regala divertimento e soddisfazioni. Tra i partecipanti italiani saranno presenti atleti del calibro di Pierfederico Rocchetti primo golfista disabile italiano ad essere stato invitato a partecipare a un Open di professionisti, al quale si aggiungono Andrea Calcaterra e Chiara Giacosa rispettivamente secondo e terzo posto al World Blind Golf Championship che si è tenuto da poco in Australia.   GOLF E DISABILITA’: NUOVA SFIDA SUL GREEN – Intervista a Fabrizio Pagliettini Direttore Circolo Golf e Tennis Rapallo (GE) e membro della Commissione Settore Paralimpico della FIG   pagliettini.jpg
– In veste di Direttore di un importante Circolo Golf, Lei è molto attivo e impegnato sul fronte golf/disabilità. Quale è stato il suo approccio a questa nuova direzione sportiva e sociale? Il Circolo Golf e Tennis Rapallo fa parte integrante della mia vita; lavoro “indossando questa maglia” da quasi trent’anni con un ruolo che mi obbliga a essere presente quasi tutti i giorni e senza limiti di orario. È inevitabile che la vita di tutti i giorni e quella lavorativa si sovrappongano da sempre. Succede che venti anni fa nasca mio figlio Nicolò, disabile visivo… e che grazie a lui, alla sua esplosiva vitalità, mi si apra un mondo di esperienze straordinarie, vissute soltanto aprendo il cuore a chi apparentemente viaggia con una “marcia in meno” rispetto al mondo dei normodotati. Ma che in realtà, spesso, soltanto se messo nelle condizioni di poter esprimere il suo diritto di esistere, di marce ne ha più di noi. L’apertura al prossimo, le conoscenze e il profondo rispetto dell’incontro mi hanno fatto conoscere il mondo del golf e della disabilità, un mondo affascinante e unico che mi ha fatto amare ancora di più il mio lavoro; tutto qui, a volte basta saper vivere e ascoltare….
Poi è venuto tutto il resto, l’importanza per il Club di essere attenti al Sociale, la grande soddisfazione di essere stati il primo circolo in Italia certificato per i disabili, il piacere di vedere come storie che ai più trasferivano pietismo e tristezza, in realtà siano diventate esemplari “lezioni di sport e amore per la vita”.

– Come nasce la Federazione Italiana Golf Disabili, di cui Lei è delegato per la regione Liguria? La Federazione Italiana Golf Disabili di cui sono stato anche Vice Presidente per seguire e aiutare il mio caro amico Danilo Redaelli, si è in verità sciolta l’anno scorso; l’obiettivo che ci ha spinto a questa scelta è ovviamente migliorativo. La Federazione Italiana Golf ha inglobato nel suo organico il settore disabili. Ci è sembrato doveroso affinché (con i tempi giusti e mirati gli obiettivi collettivi) il mondo del golf e della disabilità abbia una sua certificata continuità e non sia in mano al lavoro di poche persone, lodevoli per impegno e sacrificio, ma non eterne.

– Il golf, oltre ad essere lo sport più praticato al mondo, è considerato adatto a qualsiasi tipo di disabilità, sia fisica che intellettiva. Secondo lei, ci sono possibili futuri talenti in questo nuovo ambito? Si… senz’altro! Ma da panathleta nell’animo, Le dico che è ancor più importante che passi il messaggio che ci sono tantissimi possibili golfisti disabili, senza necessariamente essere potenziali campioni, ma con il sacrosanto diritto di poter fare sport e rispondere alle loro esigenze agonistiche. Penso a tutti i ragazzi che per diversi motivi sono esclusi anche dalla ginnastica scolastica e che nel golf potrebbero trovare molte risposte. Vede, è meraviglioso che una disciplina possa essere sport a tutti gli effetti (i campioni, disabili o no, che giocano a golf a livello agonistico o si allenano o non vanno da nessuna parte) e al tempo stesso gioco splendido che si pratica in posti meravigliosi, che ti offre la possibilità di comunicare con gli altri e vivere la natura… fantastico, vero?

– Come immagina il golf del futuro? Allora… le regalo una foto, un’immagine: il golf ha il privilegio (grazie alla gestione dell’handicap che stabilisce il valore del praticante a seconda dei colpi di bonus che riceve sulla propria tabella di gioco) di unire tutte le categorie sportive, tutte le fasce di età e tutte le diverse potenzialità umane concedendo loro addirittura di giocare insieme. Il golf del futuro lo vedo con una partenza da quattro giocatori composta da un nonno, un nipote, un disabile e un campione… tutti insieme uniti e vincenti nei loro rispettivi ruoli. Un golf alla portata delle famiglie, che conceda il giusto spazio alla disciplina sportiva, ma non dimentichi il suo essere gioco aggregante e senza età. Provi a immaginare una “fotografia” come quella che le ho fatto, applicata a un altro sport senza che per qualcuno dei quattro sia imbarazzante o poco motivante… il golf questo ostacolo non l’ha. E allora immagino un golf così, meno schiavo dei “Big” che lo praticano, orgoglioso di poterli accogliere, ma non di farli diventare lo spot del futuro. A Rapallo ho conosciuto Bill Gates, Sidney Poitier, Guardiola, Gullit, Van Basten e tanti altri, ma Le assicuro che nessuno mi ha dato l’emozione di capire che avevo fatto qualcosa di “grande” per il mio circolo come quando ho organizzato il primo Campionato Europeo Disabili nel 2005.