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Mondo pro: il futuro è azzurro

19 Dicembre 2016
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vittorie professionisti 2016

Non c’era miglior modo di concludere il primo anno di avvicinamento alla Ryder Cup 2022 se non con la vittoria di Francesco Molinari nel 73° Open d’Italia. Nel torneo che farà da traino verso il grande evento con i suoi sette milioni di dollari di montepremi e inserito nelle Rolex Series, ossia tra le sette gare più prestigiose non solo del calendario dell’European Tour, il torinese ha espresso il suo grande talento, che sta emergendo sempre più prepotentemente soprattutto da quando frequenta il PGA Tour, dove è consuetudine confrontarsi quasi in ogni occasione con i più forti giocatori del mondo.

 

FRANCESCO MOLINARI – Al GC Milano, in un bagno di folla (47.000 spettatori anche a dispetto di due giornate piovose), Molinari ha concesso il bis a distanza di dieci anni dal primo successo nell’Open battendo l’inglese Danny Willett, il campione Masters, in un finale in cui entrambi i contendenti hanno espresso un gioco di altissimo livello.

Francesco Molinari è la punta azzurra, ma lo è in una squadra di valore che frequenta il circuito continentale e alla quale sono pronti ad aggiungersi alcuni giovani interessanti emersi nell’Alps Tour, che hanno regalato quattro vittorie per un bottino dei nostri pro piuttosto interessante.

 

I PROTAGONISTI DELL’EUROPEAN TOUR – Sul tour sta crescendo Renato Paratore, appena venti anni, ma capace nelle prime due stagioni di passare da una ‘carta’ salvata quasi miracolosamente alla fine del 2015 all’ingresso tra i primi 60 dell’ordine di merito, vale a dire la migliore espressione del circuito. Due top ten, una serie di piazzamenti e una bella difesa nelle ultime tre gare del 2016, quelle in cui entrano solo i più bravi: c’è solo da attendere con fiducia il 2017.

E’ stata la stagione in cui Matteo Manassero è uscito dal tunnel. Dovrà ancora lavorare e avere pazienza, ma quel terzo posto in Scozia unito ad altre buone prove e a un atteggiamento positivo sul campo, che non gli si accreditava da tempo, sono indici inequivocabili di un cambio di tendenza e di una ritrovata fiducia.

Al debutto europeo ben pochi probabilmente si attendevano un Nino Bertasio così positivo. Due top ten, appena sei tagli mancati, la ‘carta’ praticamente mai a rischio, una certa autorità, un gioco solido, elementi che non si riscontrano facilmente tutti insieme in un rookie. Il quartetto sarà ancora affiancato da Edoardo Molinari, che dopo un anno difficile, in cui hanno pesato sulla money list otto tagli di fila in partenza, è stato costretto a tornare alla Qualifying School. Con la classe di cui dispone l’ha superata senza problemi (chiudendo al 2° posto) e c’è solo da augurarsi che finita la sfortuna, presentatasi sotto forma di infortuni determinanti, torni allo standard che gli aveva permesso di vincere due tornei di peso, una Ryder Cup e una World Cup.

 

CHALLENGE TOUR Nel Challenge Tour hanno consolidato la loro posizione Lorenzo Gagli, Matteo Delpodio, Alessandro Tadini, che è andato anche a fare qualche escursione nell’Asian Tour, Andrea Pavan, Nicolò Ravano (divenuto recordman sul giro con uno straordinario 59), e Andrea Maestroni (passato per la QS). Ha fatto buone cose anche Filippo Bergamaschi, che ha firmato l’albo d’oro del Campionato Nazionale Open, suo primo titolo in carriera.

 

ALPS TOUR Belle novità sono arrivate dall’Alps Tour con quattro vittorie e con due passaggi sul Challenge Tour, attraverso l’ordine di merito, conseguiti da Enrico Di Nitto (secondo) e da Federico Maccario (terzo). Quest’ultimo, un po’ altalenante, ha prevalso nel Citadelle Trophy e ha perfezionato la pratica con un’ottima prestazione nel Grand Final.

Di Nitto, giocatore molto solido, ha invece visto premiata la sua regolarità: non è andato a segno, ma in quindici eventi ha ottenuto otto piazzamenti tra i primi dieci comprensivi di tre secondi posti e di un terzo. Gli altri tre successi li ha siglati Stefano Pitoni (Memorial G. Bordoni, St. Malo Golf Open, Abruzzo Open), ma non è riuscito a sfruttarli a pieno. Infatti è terminato settimo nella money list (cinque promossi) ed è rimasto nell’Alps Tour per soli 829 euro di differenza. Ha pagato le distrazioni nell’ultima gara, ma è stato anche l’unico tra i primi dieci in money list a partecipare a soli 12 eventi contro una media di sedici. Forse quel minimo divario di euro sta anche in quei quattro tornei in meno.

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