US Open: gran finale e record di Brooks Koepka

Brooks Koepka
  19 giugno 2017 In primo piano
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Ha lasciato a quattro colpi Matsuyama e Harman.

Tra le sue vittorie una nel Challenge Tour in Italia

 

Brooks Koepka ha vinto con 272 (67 70 68 67, -16) colpi, eguagliando lo score più basso dell’evento, l’US Open, il secondo major stagionale disputato sul percorso dell’Erin Hills (par 72), a Erin nel Wisconsin.

Nel corso di un combattuto ultimo giro, Koepka è emerso con una progressione irresistibile nelle battute finali e ha lasciato a quattro colpi Brian Harman, leader dopo tre turni, e il giapponese Hideki Matsuyama (276, -12), dopo questa prova da quattro a numero due mondiale e uno dei pochi big che non sono stati travolti dal taglio. Al quarto posto con 277 (-11) l’inglese Tommy Fleetwood e al quinto con 278 (-10) Rickie Fowler, che è mancato nel momento decisivo, Xander Schauffele e Bill Haas. Quando sembrava potesse prendersi la scena è invece crollato con un 75 (+3) Justin Thomas, salito fino al secondo posto dopo 54 buche e poi nono con 280 (-8) al traguardo.

Non è andata meglio a Patrick Reed, 13° con 282 (-6), penalizzato da un 74 (+2), ed è rimasto praticamente nella stessa posizione di classifica per tutto il torneo lo spagnolo Sergio Garcia, 21° con 284 (-4). Poco dietro Jim Furyk e il sudafricano Louis Oosthuizen, 23.i con 285 (-3), e l’inglese Paul Casey, 26° con 286 (-2),  spentosi dopo la leadership del secondo turno. Prestazione anomina di Jordan Spieth e del tedesco Martin Kaymer, 35.i con 289 (+1).

E’ uscito al taglio Francesco Molinari, 79° con 147 (74 73, +3) e hanno subito la stessa sorte i primi tre della classifica mondiale alla vigilia: Dustin Johnson, 92° con 148 (+4), il nordirlandese Rory McIlroy, 102° con 149 (+5) e l’australiano Jason Day, 144° con 154 (+10). Con loro anche l’inglese Justin Rose, campione olimpico, 69° con 146 (+2), l’australiano Adan Scott e lo svedese Henrik Stenson, medesimo score di Molinari. Una situazione piuttosto insolita che ha lasciato mano libera agli outsider.

In realtà alla fine ha vinto un giocatore di gran valore, che aveva già dato prova delle sue qualità e che nelle quotazioni della viglia era appena dietro ai primi del ranking. Ventisette anni, nativo di West Palm Beach (Florida), ha iniziato la carriera nel Challenge Tour europeo, con passaggi anche in Italia, e ha impiegato un mese nel 2013 a vincere i tre tornei che l’hanno fatto salire immediatamente nell’European Tour. Fu spettacolare la sua prestazione nel Montecchia Open, che ha aperto la serie, con sette colpi di vantaggio sul secondo. Una dimostrazione anche dell’importanza dell’Italian Pro Tour, di cui la gara faceva parte, confermatosi ancora una volta importante trampolino di lancio per giovani talenti.

L’anno dopo si è imposto nel Turkish Open (Eurotour) poi è tornato negli Stati Uniti per giocare nel PGA Tour. Un titolo anche qui nel 2015, uno nel Japan Tour (2016) e la partecipazione con la squadra americana alla vittoriosa Ryder Cup in Minnesota.

Nel giro finale Brooks Koepka ha subito attaccato il leader Brian Herman con tre birdie, ha effettuato una frenata con un bogey alla buca 10, che ha creato un accorciamento della classifica, poi l’irresistibile progressione con tre birdie di fila dalla 14ª alla 16ª (67, -5) con i quali ha fatto il vuoto e ha eguagliato lo score più basso dell’US Open stabilito con lo stesso 272 da Rory McIlroy al Congressional nel 2011, ma il quel caso il par era di 71.

Con il titolo Koepka ha ricevuto un assegno di ben 2.160.000 dollari su un montepremi di 12.000.000 di dollari, il più alto in assoluto di tutti i tour, insieme a vari benefici, Avrà l’esenzione per cinque anni sul PGA Tour, ossia giocherà indipendentemente dalla posizione nella money list, parteciperà nei prossimi dieci anni all’US Open e nei prossimi cinque agli altri tre major e al Players Championship.

Infine una statistica: gli ultimi sette major sono stati appannaggio di giocatori che non ne avevano mai vinti prima. Hanno preceduto Koepka: Sergio Garcia (2017 Masters), Jimmy Walker (2016 PGA Championship), Henrik Stenson (2016 Open Championship), Dustin Johnson (2016 U.S. Open), Danny Willett (2016 Masters) e Jason Day (2015 PGA). Non era mai accaduto nella storia dei major.

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