Presidents Cup: l’International Team per sfatare il tabù

Hideki Matsuyama
  27 settembre 2017 In primo piano
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Sul percorso del Liberty National GC, a Jersey City nel New Jersey, inizia lo dodicesima edizione della Presidents Cup (28 settembre-1 ottobre), la sfida sul modello Ryder Cup tra la selezione degli Stati Uniti e quella dell’International Team composta dai giocatori del resto del mondo con l’esclusione degli europei.

La squadra americana è composta da Dustin Johnson, numero uno mondiale, Jordan Spieth, numero due, Justin Thomas, numero quattro, Daniel Berger, Brooks Koepka, Rickie Fowler, Kevin Kisner, Patrick Reed, Matt Kuchar, Kevin Chappell, Charley Hoffman e Phil Mickelson, gli ultimi due fruitori di una wild card ricevuta dal capitano Steve Stricker, che avrà per assistenti Fred Couples, Davis Love III e Tiger Woods.

L’International Team schiera il giapponese Hideki Matsuyama (nella foto), numero tre del world ranking, gli australiani Jason Day, Marc Leishman e Adam Scott, i sudafricani Louis Oosthuizen, Branden Grace e Charl Schwartzel, il coreano Si Woo Kim, il venezuelano Jhonattan Vegas,  il canadese Adam Hadwin e le due wild card, l’argentino Emiliano Grillo e l’indiano Anirban Lahiri. Capitano il sudafricano Nick Price, assistenti gli altri due sudafricani Ernie Els e Tony Johnstone e l’australiano Geoff Ogilvy.

Il torneo si dipana in quattro giornale con la formula adottata per la prima volta nel 2015 in Corea dove gli Stati Uniti hanno vinto per 15,5 a 14,5. Si disputeranno cinque foursomes nel turno iniziale, quindi cinque fourballs nel secondo, quattro foursomes e altrettanti fourballs nel terzo e dodici singoli nel quarto. In totale 30 punti. In caso di parità, al contrario di quanto avviene in Ryder Cup, il trofeo non sarà assegnato ai detentori, ma verrà disputato uno spareggio tra due giocatori, uno in rappresentanza di ciascuna squadre. Nelle edizioni precedenti c’è stato però un caso di pareggio nel 2003 in Sudafrica: il playoff fu sospeso per l’oscurità e poiché le due compagini non potevano trattenersi un giorno in più si decise di assegnare il trofeo ex-aequo.

Nell’albo d’oro netta la superiorità della compagine statunitense che si è imposta in nove degli altri dieci incontri. Parte nuovamente con i favori del pronostico, ma contro avversari ben determinati a sfatare il tabù che li vuole quasi sempre soccombenti.

Fece rumore però l’unica sconfitta subita dagli americani nel 1998 a Melbourne battuti dalla formazione guidata da Peter Thomson con un pesante 20,5 a 11,5 e con Jack Nicklaus passato alla storia come il capitano che ha subito il punteggio più pesante in tutte le competizioni a squadre disputate dagli  USA. Due anni dopo gli statunitensi, condotti da Ken Venturi, si presero la rivincita con gli interessi liquidando la formazione nuovamente diretta da Thomson con il punteggio record della manifestazione di 21,5 a 10,5.

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